Dopo la soffiata giornalistica che ha delineato pubblicamente il progetto di riesumare il progetto politico territoriale sotto l'orrido nome trentino (sempre minuscolo) per unire Fersina e Mezzocorona e ritornare in D con il titolo dei perginesi, iniziano ad uscire nelle voci di corridoio particolari non secondari che danno una visione non propriamente conforme a quanto riportato improvvidamente dalla stampa.
ll copione che viene divulgato e che vede come sempre la regia del satrapo Mellarini nel ruolo di gran cerimoniere, dispensatore di contatti, kung maker e sponsor e da sempre sotterraneo oppositore di qualsiasi cosa si muova in casa Trento, prevederebbe la follia di una società itinerante ad anni alterni, prima in piana, poi in valle, poi in piana e ritorno in valle dove, tra l'altro solo per il campionato di quest'anno, sono stati spesi circa 200 mila euro per recinzioni e divisori a norma, per un impianto in cui si sono disputate una mezza dozzina di incontri con un afflusso medio di 50 paganti. Credete ne farebbe tanti di più l'orrida creatura dai colori mescolati, che come insegna qualsiasi professore di educazione artistica, virerebbero irrimediabilmente al marrone intenso?
E' chiaro che il traguardo successivo del mefitico copione sarà quello di approdare al Briamasco. Prima o poi diranno:"ma noi ci chiamiamo Trentino e vogliamo poter giocare al Briamasco, nel capoluogo". Poi con calma, come fatto con l'itas, si approprieranno del gialloblu e come fatto dai tifosi dell'itas, pure di qualche coro della Sud, senza capirne genesi e storia. Il giochino Frankenstein è compiuto. L'aborto è servito. In nome di cosa?
La storia non è tutta in discesa. Comincia a serpeggiare nell'ambiente una vulgata che dà per notevolmente irritati i protagonisti chiamati in causa nello "sgub" giornalistico, pare in maniera improvvida e non richiesta. Nulla si doveva sapere, secondo loro, anche perchè stavano ancora a parlare di soldi, di bilanci, di spese, di tricchetracche e invece ora tutto è stato spiattellato. Epic fail dietro l'angolo. C'è il rischio concreto che si tramuti in una solenne coreggia in un sacchetto di coriandoli. I nodi? Il chi-paga -cosa, la vendita dei giocatori di proprietà della Fersina ed il ricavato a chi vanno, il sostentamento delle giovanili (notare che la Fersina dovrebbe sparire e rinascere la vecchia Stadium di Pergine, dalla seconda categoria) ed infine il bel buco di bilancio in casa dei trattoristi (dato tenuto ben in silenzio da tutta la stampa che non manca mai invece di zimbellare il Trento per le miserie contabili), chi lo ripiana, mamma PAT? Ed anche su Cortese come allenatore pare tutto da decidere, uno come lui non si accontenterà di una squadra di mezze tacche.
Insomma il disegno perverso, spinto di qui e di là, dalle menti malate, figlie del "tutto si crea e tutto si distrugge" secondo il volere di chi ha potere e soldi da muovere ha le sue belle falle.
A noi però deve interessare il giusto, stiamo sulle rive dell'Adesott e attendiamo il cadavere, esattamente come nel 2004.
Non credano infatti che ci metteremo a piangere e battere i piedi per questa esclusione del Trento dai questi giochetti: questo gruppo di tifosi e questo sito sono da sempre nettamente schierati per una dignitosa eutanasia al posto di questo spettacolo indecoroso di innesti, fusioni, trasferimenti, sradicamenti (si badi bene, senza pensare ad eventuali tifosi che, modello itas, non esistono almeno fino a che non sbarcheranno in B).
In ogni caso per stare alle nostre miserie, loro si facciano pure le loro fusioni santificate e dirette dal Satrapo che odia il Trento, e noi avviamoci come ben sappiamo verso l'eterno oblio. PVB fedele a tutte le nostre più recondite paure si è dimostrato un fuoco fatuo, inconsistente e circondato da figure professionali non all'altezza, i fatti lo dicono chiaro, anche lui sarà ricordato come l'ennesimo caso di uso improprio della piazza per fini secondari.
Bizzo invece è lì che ogni giorno ne inventa una e ne spara dieci ma da solo non farà nulla e quindi? E quindi prepariamoci, l'anno prossimo si fa una bella festa sotto la Sud, si celebra il FUNERALE DEL TRENTO CALCIO. Birra per tutti e un bel falò. Noi la dignità non la svendiamo e se tutti quelli che si fanno belli con le frasi roboanti del NO AL CALCIO MODERNO decidono di presenziare, sarà un gran bel funerale, molto partecipato.
Se invece, come auspichiamo e come già pubblicamente detto da Morelli, da Bizzo e da compagnia cantante, l'impegno rimane anche in Eccellenza, bene si cominci subito a costruire e noi vorremmo lo si facesse attorno alla figura di Beppe Il Principe Orsini. Da sempre Aquilotto e ottimo conoscitore del calcio locale. Certi che rimarremo inascoltati, salutiamo cordialmente.
Eccoci. Dopo che tutto quello che avevamo troppo facilmente previsto si è puntualmente e tragicamente avverato, dopo che abbiamo trangugiato la consueta boccetta di fiele e bestemmie ed il nostro Trento ripiomba in un baratro senza tangibili speranze di risorgere, è ora di tornare a farsi sentire. Da oggi il sito torna ad aggiornarsi. Era nell'aria da un po' e puntuale a fine torneo è arrivata la notizia che mette a soqquadro l'intero mondo del calcio regionale: Fersina Perginese e Mezzocorona si fonderanno dando vita ad una società unica denominata trentino, rigorosamente minuscolo, che manterrà il titolo sportivo per giocare in serie D. Apprendendo stamani la notizia molti di noi hanno prima tirato un grande sospiro di sollievo per il pericolo scampato e poi salutato con il "dovuto rispetto" la nuova creatura, prima o dopo colazione in base ai ritmi fisiologici di ognuno. Di certo non si può dire che gli sceneggiatori nostrani brillino molto in quanto a originalità nel proporre le proprie trame al pubblico sportivo, in particolare a quello calcistico, visto che, pur partendo da altri protagonisti, quella che andrà in onda il prossimo campionato nel semideserto campo da calcio rotaliano, davanti al solito non pubblico, non è altro che una minestra riscaldata, per di più indigesta. Il classico prodotto di plastica. Nel nome si rifà infatti alla triste, odiata ed odiosa esperienza del trentino calcio targato Dalfovo, mentre nella composizione, nel seguito politico e mediatico si annuncia invece come la riedizione riveduta e corretta della favola del piccolo Chievo "de noialtri", con tanto di grancasse, tromboni, aedi di corte, sponsor illustri, amichetti importanti ed amichevoli di lusso e madrine un po' zoccole. Non ci resta che attendere sulla riva del fiume che anche questa iniziativa, figlia probabilmente di interessi diversi da quelli che ora ci vengono propinati a tutta pagina sui soliti giornali portatori del pensiero unico, si dissolva nell'ennesimo fallimento sportivo, non prima naturalmente di aver asciugato la propria parte di contributi provinciali più o meno espliciti. Rimane sempre un gran mistero il motivo per cui il satrapo Mellarini non abbia mai dato la stessa attenzione al Trento, unico motore di passione e pubblico in regione. Noi lo sappiamo ma ci piace molto credere alle favole. Cosa ne sarà del Trento ora? Facile presagire il solito arruffamento societario, le solite facili gigionate (vedi sparate di C diretta via fusione o arrivo di Bertani , che giustamente si è beccato i tre anni che si merita e sparisce all'orizzonte)che mal si sposano con quello che ogni tifoso assennato vorrebbe, ovvero preparazione, solidità , serietà e programmazione. Noi, come detto da anni, preferiamo morire che svilirci in queste baracconate. Meglio morti che ridicoli.