| SOLO TRENTO intervista Marco Melone: " Avanti con rabbia e determinazione"! |
|
|
|
| Notizie |
|
Ci eravamo riproposti da tempo di fare una lunga chiacchierata con l’unico personaggio positivo che da tempo vediamo in via Sanseverino e gli eventi ci hanno costretto a sentirlo proprio nei giorni bui della sentenza di penalizzazione comminata dalla federazione. Colpito duramente, il Mister reagisce con grande carattere alle avversità che ci troviamo ad affrontare. Ecco il resoconto di una lunga chiacchierata in cui il Mister dà fondo a tutta la sua determinazione.
![]()
ST – Marco…la storia del Trento degli ultimi 15 anni è costellata di rovinose cadute, fallimenti, pochezze societarie e ristrettezze economiche, questa volta però è davvero dura da digerire: siamo in Eccellenza, dopo due retrocessioni ai play out ed ora 10 punti di penalità appaiono a tutti spropositati, soprattutto se paragonati ad esempio ai misfatti compiuti dai grandi club in A e B che se la sono cavata con ben meno per molto peggio… MM – cari ragazzi… solo chi ama questi colori e questa città sa cosa abbiamo dovuto inghiottire in tutti questi anni. Sembra incredibile che alle disgrazie di questa gloriosa società non ci sia mai fine. La mazzata che ci è piombata tra capo e collo ha lasciato tutti basiti. Non entro nel merito di ciò che è successo anche perché ne so poco, ma la penalizzazione alla squadra mi sembra assolutamente eccessiva. ST – Questo però è solo l'ultimo capitolo, in ordine di tempo, di una gestione societaria inappropriata che ha portato il Trento al punto più basso della sua storia, come dobbiamo leggere la tua presenza in società e cosa ci possiamo aspettare per il futuro? MM – Quando lunedì sera mi hanno comunicato la sentenza, ti confesso con un po’ di vergogna che avevo gli occhi lucidi. Le cose per le quali piangere nella vita sono sicuramente altre, ma vedere vanificato il lavoro che hai fatto con tanto impegno e fatica, in un attimo e per colpe non tue, ti fa cadere il mondo addosso. Ti confesso di aver anche pensato a dare le dimissioni e forse ne avrei guadagnato in salute, ma fortunatamente l’esperienza mi ha insegnato a non reagire a caldo. Sono venuto al Trento sapendo che la situazione era difficile e che la gente si aspettava qualcosa di più di una guida tecnica da me. Sono un professionista e amo questa squadra, sono incazzato e ho tanta rabbia dentro, ma non saranno 10 punti di penalizzazione a farmi abbandonare la nave. Ho chiesto garanzie economiche per la squadra alla proprietà. Allo spogliatoio di essere dei professionisti veri fino alla fine. Il mio e il loro lavoro è quello di vincere le partite e questo vogliamo fare fino alla fine, dimostrando che non ci sono mercenari, ma ragazzi seri, professionisti che faranno il loro dovere fino alla fine contro tutto e tutti. Questo è solo il futuro tecnico del Trento, ma te lo posso garantire! ST – Cosa accadrà al Trento ora? Cosa ti auguri? MM – Purtroppo ho poche certezze, tante promesse e molti dubbi. Con me ho portato in società cinque persone, che mercoledì mi hanno ribadito il loro appoggio fino alla fine e con tutte le loro forze. Stiamo lavorando sodo, ma il nostro apporto non può bastare. Il Trento ha l’assoluta necessità di trovare aiuti tangibili! Non fraintendermi, non parlo solo di soldi, parlo di dignità, di valori, di serietà, di rispetto. Il Trento, ad esempio, è l’unica squadra in trentino che non ha un campo fisso sul quale allenarsi e i costi d’affitto ti assicuro che sono esorbitanti. Tempo fa ho sentito dire a qualcuno “Per quale motivo il Trento dovrebbe ricevere soldi dalle istituzioni”, sì probabilmente è vero, ma mi chiedo anche per quale motivo la squadra del capoluogo con la sua storia, con il suo pubblico, con l’ impatto mediatico che possiede, riceve meno di altre piccole, se pur rispettabilissime realtà cittadine? Sai che al Briamasco i volontari si contano sulle dita di mezza mano? Com’è possibile? Perché ci si riempie la bocca infangando e sputando su questa squadra e nemmeno nelle piccole cose nessuno cerca di dare una mano? Per quale motivo chiunque è entrato in questa società negli ultimi anni ha pensato solo alla propria notorietà, ai propri interessi, a palleggiarsi colpe con le vecchie gestioni, senza pensare a ciò che qui dentro conta veramente. Ragazzi qui ci vuole gente che lavora, che si fa il mazzo per il bene del Trento non per la propria faccia! Il mio augurio? Io faccio l’allenatore e tu sai bene che i Mister vanno e vengono. Spero di poter lasciare questa società, con un futuro certo davanti e con un ambiente e un’organizzazione interna degna del nome che questa società porta. ST – Spero non sia un addio a fine stagione anticipato da parte tua! Sinceramente Marco, ti sei pentito di aver accettato una sfida che forse va al di là delle competenze calcistiche che dovrebbe avere il tuo ruolo di Mister, ovvero tecniche e non anche manageriali, come invece gli eventi ti costringono a seguire, e ti sovrasta per le forze da mettere in campo?MM – Sono un testone e raramente mi pento di quello che ho fatto, semmai ne subisco le conseguenze, ma mai passivamente. Non sono affatto pentito, in questo primo periodo è stata dura, ho dovuto rubare energia destinate alla squadra per fare cose che teoricamente non mi competono. Ora le persone che sono venute con me stanno svolgendo un gran lavoro ed io posso essere più attento ai miei compiti. ST - Che idea ti sei fatto di questa vicenda? Perché il Signor Addeo si dice felice e soddisfatto della sentenza? MM – Io non giudico una vicenda che non ho vissuto e della quale non conosco, se non marginalmente il contenuto. Una cosa è certa per me la felicità e la soddisfazione non potrebbero mai fare rima con la sentenza di una causa in cui vengo condannato. Fondare la propria soddisfazione sulla pelle di persone che lavorano e si sbattono dalla mattina alla sera non può essere certo un vanto. Una foto sul giornale, un titolo, la notorietà oggi giorno vale più di ogni cosa, non importa in che modo e sulla pelle di chi, l’importante è apparire! ST - La squadra come ha reagito alla notizia? MM – come ti ho già detto, ho la fortuna di allenare un gruppo di professionisti seri. Siamo arrabbiati. Vogliamo dimostrare a tutti che non abbiamo intenzione di mollare neppure una virgola, comunque vadano le cose. ST – E’ quello che volevamo sentirci dire. Lo misureremo a partire da domenica contro il Rovereto. Quale idea ti sei fatto della stampa che si occupa del le vicende del Calcio Trento. Negli ultimi 4 anni abbiamo contato solo due occasioni in cui il Trento sia finito in prima pagina: la vergognosa montatura del caso sponsor Casabianca e ora per la penalizzazione…Insomma si perpetua l'atteggiamento più unico che raro in Italia di una stampa locale che non è mai tifosa o partigiana delle vicende della squadra della nostra città, una città di 120 mila abitanti che pensa sempre in piccolo, che non ha mai lo scatto di orgoglio, con una stampa che verso il Trento ha sempre un atteggiamento tra l'irridente e il distratto... MM – Quando semini male il raccolto non può essere buono e il Trento in questi anni ha dato adito a molte critiche. La cosa che non riesco a comprendere è come anche le poche cose buone che vengono fatte o si cerca di fare siano sminuite e sottovalutate. Non penso che si debba fare di tutta l’erba un fascio, ci sono giornalisti che amano questa squadra e che sanno fare cronaca in modo realistico, onesto e professionale, altri invece, che sembrano divertirsi nel poter scrivere che il Trento è ancora una volta messo male. Penso che i problemi di questa società non siano i giornali, il Trento deve diventare credibile verso la città e i media cercando di trovare equilibrio e solidità al suo interno. Solo la serietà delle persone, il loro lavoro i risultati potranno dare al Trento un’immagine diversa da quella che si è costruita in questi anni. ST - Quale appello ti senti di fare alle istituzioni? Noi crediamo che proprio questo sia il momento di vederle all'opera in maniera tangibile. La casistica in Italia ci racconta di sindaci che prendono in carico il titolo sportivo, di comitati di salvataggio, di cordate di imprenditori locali che si danno da fare, di movimenti diffusi di opinione e lobby di pressione. A Trento invece non abbiamo nemmeno uno straccio di politico che si dica tifoso del Trento... MM- Da quando sono arrivato, assieme ai miei collaboratori, stiamo lavorando ad un progetto credibile e ambizioso da presentare alle istituzioni perché ci possano dare una mano. Qui non si tratta di fare appelli ma di dimostrare con i fatti e con le idee che vogliamo cambiare le cose! La politica a dire il vero, non è restata indifferente in questo periodo, ci ha aperto le porte ad una collaborazione. Ora più che in qualsiasi altro momento le cose possono cambiare e c’è bisogno che quest’apertura si concretizzi. ST – Ci pare una ottima notizia, se non altro anche se figli di un dio minore, questa volta esistiamo…Marco, toranndo all penalizzazione, come finirà…? Ci sarà un ricorso, una nuova sentenza e poi? Oggettivamente la situazione, anche nel caso di una modifica dei 10 punti, non è facile...Chi regge o chi rappresenterà la società nei momenti ufficiali, visto che ora i vertici sono azzerati? MM – Se noi guardiamo al futuro prossimo siamo già sepolti! Dobbiamo lavorare nel tempo, costruendo fondamenta solide sulle quali la società possa reggersi. I punti di penalità sono, per assurdo, il male minore. Non mi importa come finirà la vicenda, quello che mi interessa è che il Trento torni a mettere le basi per poter ricostruire la sua storia in modo glorioso. Non fraintendere, non sto cercando scuse per la conduzione tecnica, io e i miei giocatori lotteremo per vincere ogni partita, cercando di raggiungere anche l’impossibile.Non so su chi ricadranno le scelte della proprietà per quanto riguarda la rappresentanza ufficiale. Penso possa essere un professionista o il vice Presidente. ST – Dal tuo avvento in poi sono accadute tante cose in ambito societario, oseremmo definirla una vera epurazione. Possibile che al Trento non si riesca a creare un gruppo di lavoro serio, coeso, professionale? Tutt'ora la società non ha ad esempio un sito societario, non ha cartellonistica sponsor, non ha una immagine sul territorio, i ragazzini in città crescono e non sentono la presenza del Trento nel tessuto sociale e quindi non lo seguono, il Trento è una figura sbiadita e distante sullo sfondo di una città distratta... Cosa possiamo fare per risvegliare l'orgoglio che la nostra generazione aveva nel dirsi tifosi delle Aquile? MM – Una cosa vorrei fosse chiara, chi in società ha lasciato il Trento in questo periodo, lo ha fatto perché ha dimostrato di non essere utile alla causa o perché aveva obbiettivi diversi da quelli che ci siamo prefissi. Stiamo cercando di costruire una società snella dove tutte le persone siano al posto giusto e rispondano professionalmente di quello che fanno. Quando sono arrivato, in società il rispetto dei ruoli non si sapeva neppure cosa fosse! Chi vive la società non può mettere i problemi in piazza, deve saper parlare poco e lavorare tanto. La filosofia della società non può essere quella dello “spendo tutto lo spendibile tanto non sono miei”. Non è concepibile chiedere sempre e dare pochissimo. Il Briamasco non è di proprietà di nessuno se non del Trento. Per quanto riguarda il sito me ne sto occupando personalmente, nei prossimi giorni dovrebbe diventare operativo. ST - Beh…alla faccia di Mr Ferguson. Quando ti vedremo ritinteggiare le facciate della sede? Da giugno 2009 in poi al Trento sono successe una serie impressionanti di cose. Riconfermato Merlino contro ogni logica gestionale, sportiva, di convenienza, diplomatica etc, fatta e rifatta una rosa col rifiuto di tanti giocatori "eccellenti" regionali, visto le solite 50 facce nuove che sono durate lo spazio di un articolo sul giornale, perso le solite partite estive, cominciato un campionato malissimo col prodromo della vergogna della eliminazione da parte del Levico in coppa, vissuto una feroce contestazione fin dall'estate, assistito a sparate dirigenziali al limite dell'autolesionismo, cacciato Merlino, rifatta mezza squadra...E ora che si prospettava una cavalcata verso il vertice, questa mazzata. Come è possibile annoiarsi nel tifare le Aquile? MM – Sì sono successe tante cose ma è assolutamente necessario pensare al futuro, dando un colpo di spugna a tutto quello che è stato. La realtà della nostra squadra del cuore oggi, purtroppo è l’eccellenza di metà classifica e dobbiamo viverla anche se sembra di vivere un incubo. Non conta come ci siamo arrivati, quello che conta è che dobbiamo lavorare sodo per venirne fuori. ST - La tifoseria è attonita e per certi versi molto stanca e su alcune cose divisa (vedi la presenza/non presenza nelle partite casalinghe). Cosa ti senti di chiedere ai ragazzi degli Ultras78 a noi di Solo Trento ed alle altre componenti del tifo aquilotto? MM – Il morale dei tifosi è lo specchio delle delusioni che hanno dovuto sopportare in questi anni. Qualche vittoria in eccellenza non può certo cancellare tutte le delusioni patite. Quello che ho chiesto ai tifosi sin dal primo giorno di lavoro è stato di agire come la loro coscienza di tifoso gli suggeriva. Siamo noi a dover trascinare i tifosi, dimostrando impegno e professionalità in tutto ciò che facciamo. Però detto tra noi quando sento la Sud cantare il cuore giallo blu batte forte … Deformazione professionale ah ah ah!!!. ST - Giusto per finire alla Report con la Good news, sul canale You tube societario, di per sè già un'ottima iniziativa, bravi, abbiamo rivisto le storiche immagini di Trento - Ospitaletto, ovviamente a quello spareggio, noi c'eravamo e ti ricordiamo con noi quel giorno. Cosa hai provato nel rivedere Lo Manno infilare l'ultimo rigore? Cosa ricordi di quella giornata indimenticabile? MM – Quando la persona che sta lavorando al sito mi ha fatto vedere quelle immagini in anteprima mi sono venuti i brividi! Che ricordi ragazzi! Il Trento è stato la mia giovinezza, il mio entusiasmo, il mio ideale. Poi si cresce, ci si fa una famiglia, si cambiano abitudini e modo di vivere. Pensi che tutto faccia parte di quello che eri che è acqua passata, poi un giorno ti svegli e sei sulla panchina della tua squadra del cuore…. bastano pochi istanti e ti accorgi che quello non era un momento della tua vita ma la passione della tua vita! ST – Ti capiamo davvero, credici, a tutti noi della Vecchia Guardia certe situazioni sono comuni, non siamo mai diventati allenatori e notoriamente di calcio non capiamo un cazzo ma il richiamo delle Aquile ci costringe a soffrire ancora passati gli –anta. Tu Marco hai realizzato il sogno di tanti di noi, far parte della società per cui hai tifato fin da bambino con tutte le forze, la stessa maglia che quando vedevi scendere in campo ti dava brividi e quando segnava ti faceva mancare il fiato in gola. E' davvero questo il momento più basso della nostra storia? Lo pensiamo ogni volta ma pare che il fondo del baratro ci riservi una serie di doppi fondi infiniti. MM – Sì nonostante tutti questi casini mi ritengo una persona fortunata. Come dici tu sto vivendo il sogno di tante persone. I problemi sono tanti ed ogni giorno c’è da incazzarsi e stringere i denti, ma gli ideali fanno dimenticare tutto. Non voglio pensare ad altre disgrazie per questa squadra voglio solo pensare alla sua rinascita e ti assicuro che quel giorno, in panchina o in tribuna, ci sarò. ST – E’ stata una bella chiacchierata Marco, speriamo serva a ttuti i tifosi per fare quadrato e ritrovarsi incazzati com e Aquile a spingere il Trento. Ora però come in tutte le nostre interviste lasciamo lo spazio per una frase finale al nostro interlocutore. Scommettiamo che sappiamo già cosa ci dirai… MM – Credo abbiate vinto, offro io da bere allora:“ASSURDO PENSARE DI BATTERCI”
|




