E' venuto il momento di essere un'unica grande Aquila!
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    Il momento è particolare nella storia delle Aquile, non siamo mai stati una società normale, ma ora questa particolarità si esalta, dopo un campionato, il più basso della nostra storia, che era cominciato male, continuato peggio e ora raddrizzato e  indirizzato verso un traguardo che è ampiamente alla nostra portata.
Riceviamo una missiva da parte del Mister, Marco Melone, vero eroe del momento e sostenuto



   

apertamente da noi di Solo Trento e da quasi tutta la tifoseria. Ci scrive parole che toccano tutti i nostri sentimenti più radicati e dei quali andiamo giustamente orgogliosi, a tutti voi chiedo di leggere, se volete di commentare e di agire di conseguenza. La sua mail parla di prime volte e di trasferte ma ho ritenuto corretto dare il giusto risalto aprendo un topic a sè stante e per  lo stesso motivo postiamo in homepage il suo scritto per dare massima visibilità.


E’ venuto il momento di essere un’unica grande Aquila!

Ricordo anch’io quella eccezionale prima volta. Non era in verità la prima volta vera e propria, fin dai sei anni, infatti, percorrevo settimanalmente per mano a mio padre, le poche centinaia di metri che separavano casa mia dallo stadio Briamasco. Ma quel venerdì 13 giugno 1980 era il giorno della vita. Il venerdì era giorno lavorativo per tutti i comuni mortali a Trento, ma non per gli abitanti di Padova che quel giorno festeggiava il patrono della città. Avevo quattordici anni e ricordo ancora i pianti e la rabbia quando mio padre, con il volto di chi sa di deludere il proprio figlio mi spiegò che di venerdì non poteva chiudere la sua piccola ditta artigianale e che con rammarico non avremmo potuto essere al Bentegodi quel giorno. Avevo il magone, sentivo dentro che non avrei mai sopportato di non essere vicino alla mia squadra in quel giorno. Pensai che in fondo mio padre avrebbe capito quella pazzia, perché anche lui aveva il Trento nel cuore. La mattina del 13 giugno di quel lontano 1980, dopo aver svuotato il mio salvadanaio e in parte quello di mia sorella (scusa Manu prima o poi te li restituirò) ero alla stazione pronto a partire con mio cugino, complice e mente della trasferta.
Giravo attorno al Bentegodi inebetito e mi infastidiva vedere solo bandiere bianco-rosse, mi sembrava inverosimile quel divario enorme tra le tifoserie. Poi ad un tratto passa una macchina a trombe spiegate, fuori dal finestrino anteriore un vessillo giallo blu e da quello posteriore un enorme culone di uno dei trasportati! Fischi e urla da parte dei tanti padovani e dentro di me un gran senso di appartenenza che cresceva “Ci siamo anche noi”!!!. Come finì quella gara lo sappiamo tutti o per vissuto o per letto. Quando Rosario Parlato insaccò l’ultimo rigore mi sembrò di impazzire di gioia, in quella marea di bianco rosso sventolavano solo i pochi vessilli giallo blu. Correvo verso la stazione, perché la grande gioia di quella vittoria era in parte turbata da cosa avrei raccontato al mio rientro. Migliaia di facce tristi, centinaia di “No se posibie!”, e invece si era proprio così avevamo vinto Santo o non Santo, pochi ma presenti, niente mi aveva mai reso così felice!  

Sono passati 30 anni e tutto è cambiato, il Trento e al suo minimo storico, la città sembra più concentrata sulle disgrazie che hanno colpito la squadra della nostra città e sui trionfi di compagini, calcistiche o no,  che in questi anni hanno dato lustro al nostro territorio. Anche la mia situazione è totalmente diversa, non sono più un ragazzino che deve scappare di casa per sostenere la propria squadra. Oggi mi ritrovo a sedere la dove hanno seduto mostri sacri come David e il grande Bruno Baveni, con la responsabilità di dover riportare questa squadra almeno in serie D. Ma se frugo dentro di me mi rendo conto che una cosa non è cambiata, l’amore per questa maglia, lo spirito di aggregazione intorno ai nostri colori, quello no non è cambiato! Non saranno certo i fallimenti, le delusioni, l’Eccellenza a cancellare quello che ho dentro sin da quando ero bambino!
Sin dal mio primo giorno al Trento ho sempre pensato di dover portare rispetto ai tifosi senza chiedere, ma cercando di appassionare con la serietà del lavoro e i risultati. Oggi però voglio svestirmi per qualche minuto dai panni di allenatore e voglio dire a tutti quelli che hanno il Trento nel cuore che è venuto il tempo di mettere da parte problemi e perplessità, e tornare, anche se solo per un giorno ad essere un’unica grande Aquila! Lunedì riapriremo gli occhi e torneremo alla realtà commentando che siamo in Eccellenza, che era solo tutto dovuto oppure che facciamo fatica a vincere questo schifo di campionato perché avremo le inseguitrici a due punti. Ma nessuno in cuor suo potrà non essere fiero di essere tornato ad essere, anche solo per un pomeriggio, il cuore pulsante della propria città.

ASSURDO PENSARE DI BATTERCI!

 

Marco Melone