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 Dopo settimane e settimane di attesa il Vice presidente in pectore Marco Fattingher, facendo slalom tra i pressanti e pesanti impegni di lavoro e familiari, si decide a rispondere alle domande che noi di SOLO TRENTO gli avevamo inviato a novembre. Lo ringraziamo comunque e ci scusiamo con i lettori se quindi nel frattempo qualche passaggio potrà risultare superato dai fatti e se tanti altri aspetti emersi in seguito non siano invece presi in considerazione. Pubblichiamo quindi lo scambio di battute con il vulcanico vice presidente aquilotto e lasciamo a voi i commenti nell'apposito topic che creiamo nel forum, dal titolo Intervista a Marco Fattingher. A noi pare che dai tifosi si aspetti un po' troppo, visto l'andazzo ed i risultati conseguiti finora, ma forse questo dipende dal fatto che tutti noi consideriamo la Serie D una punizione già eccessiva, mentre per altri è un palcoscenico prestigioso. ST - grazie della disponibilità Fattingher, il popolo gialloblu vuole conoscerla dalle sue parole ...Mi scuso innanzitutto con i tifosi gialloblu se è passato così tanto tempo prima che rispondessi all'intervista ma i cambiamenti nella mia vita professionale e privata non mi hanno consentito di farlo prima.
ST - Nel giugno 2008, dopo tanti inviti pubblici a farsi avanti,un imprenditore trentino si avvicina al Trento, così difficile farlo? Dipende se “l’imprenditore di turno” ha o meno l’amore per questo sport, ed io l’ho sempre avuto, al punto che da piccolo mia madre mi definiva come uno che “al posto della testa aveva un pallone”. ST - Quali motivazioni la hanno spinta ad entrare in una società così in credito con la sorte e ritenuta sotto tanti aspetti una polveriera? Le motivazioni sono state quelle di poter far capire alla gente che se si ama qualche cosa, non ci sono barriere o paure che ti possano fermare e quindi di poter dare un supporto, seppur minimo, al presidente Mario Di Benedetto, che ho potuto conoscere ed apprezzare, in quanto “foresto” come si dice in trentino, ma coraggioso e appassionato di questo sport. Noi trentini dobbiamo solo ringraziarlo per il suo intervento a favore del Trento perchè senza di lui il Trento sarebbe scomparso da tempo o avrebbe dovuto ricominciare in categorie meno consone al suo blasone. ST - Chi è Marco Fattinger? Come si descrive, in una succinta presentazione del suo curriculum personale? Sono una persona come tante, che ha imparato il suo lavoro iniziando dalla gavetta, perché per poter dirigere gli altri bisogna prima di tutto provare sulla propria pelle cosa vuol dire il lavoro che poi si andrà anche a dirigere. Altrettanto ho fatto nel calcio, militando in tutte le categorie giovanili per poi approdare a categorie superiori fino a giungere alle soglie della serie D. Ho giocato per 40 anni, smettendo a 45 anni a malincuore in quanto gli “arnesi del mestiere” mi creavano difficoltà nel continuare a praticare calcio. Anche nel calcio ho fatto tanta gavetta, arrivando a coprire tutti i ruoli che in una società ci possano essere, potendo così capire le problematiche dei futuri collaboratori.
ST - Di Benedetto ci ha sempre detto che il Trento ha un progetto, che però visti i 3 anni di sventure pare ben al di là da realizzarsi: che progetto ha ora la società? i progetti seri si impostano a gennaio dell'anno prima... Come già detto, il presidente Di Benedetto aveva ed ha un grande entusiasmo e la sua speranza era ed è che il Trento ritorni ad occupare posti ben più consoni al suo blasone. In questi primi due anni ha dovuto cercare di ricostruire una società dalle rovine e quindi era difficile poter arrivare così in fretta a dei risultati positivi. Purtroppo, vivendo lui distante da Trento, non poteva essere costantemente a contatto con la società; ed ecco perché probabilmente ha trovato in me qualcuno che lo potesse coadiuvare in questo senso, trovando anche in me una certa conoscenza ed esperienza in questo sport, sia giocato che a livello dirigenziale. Il progetto attuale della società è quello di proseguire sul lavoro portato avanti dal presidente, con delle basi più forti e solide. E’ bene però ricordare che il calcio non è matematica e un lavoro forte e positivo non sempre può regalare risultati immediati e positivi. ST - Quali sono le ambizioni del Fattinger gialloblu? Le ambizioni del Fattinger gialloblu sono come quelle di tutti i tifosi del Trento: che la città possa avere in un futuro prossimo la società del Trento nuovamente nei professionisti e che possa puntare sempre più in alto. ST - Quale è attualmente la sua carica in seno societario? Fattinger dal suo avvento ad ora è sembrato un personaggio ufficioso ma non ufficiale, stante le regole federali... Attualmente la mia carica in seno alla società è quella di vice-presidente con responsabilità diretta sulla prima squadra. ST - Cosa la ha attirata del pianeta aquilotto e cosa vede come invece come un peso? Se io sono a Trento è perché ho sempre amato questo sport ed è perché ho sempre considerato il Calcio Trento un punto di partenza per tutti i calciatori trentini e non trovo nessun peso ad essere in questa società, in quanto per me è un punto di partenza e di orgoglio, come trentino. ST - Quali sono le difficoltà nel fare calcio seriamente a Trento? Perchè una ricca provincia come la nostra che avrebbe decine di imprenditori utili alla causa si tiene a distanza? Io non trovo e non vedo serie difficoltà nel fare calcio seriamente a Trento. Facile parlare di trovare imprenditori che siano utili alla causa dello sport, quando basterebbero tre o quattromila tifosi, o magari di più, che investissero 100 euro all’anno nel calcio Trento, che vorrebbe dire 10 euro al mese. A questo punto, sono convinto che i problemi del calcio Trento sarebbero veramente pochi a livello economico. Il mio motto, a livello economico, è sempre stato: Più si è ad investire e meno singolarmente si spende! ST - Una sorta di “lavorare meno lavorare tutti in chiave calcistico-manageriale. Noi che seguiamo il Trento da anni e anni, i ¾ mila tifosi li abbiamo visti al Briamasco ma è un cane che si insegue: se non si arriva a certi livelli , non c’è interesse di massa… Questa è una logica matematica. Per questo chiedo a questo sito e a tutti i tifosi trentini che lo seguono di pensare seriamente a quanto ho scritto e vi garantisco che il Trento potrà seriamente provare a diventare grande, perché oltre all’aiuto economico potremo sentire la vostra vicinanza come tifoseria. ST- Quali i traguardi che si impone e e con quali scadenze? Mi ripeto: il traguardo che tutto il calcio Trento, insieme a me, spera di raggiungere è quello di ritornare tra i professionisti ad alti livelli. Il mio desiderio sarebbe quello di scalare ogni anno una categoria, fin ad arrivare alla prima divisone, per poi puntare anche più in alto; ma ripeto che il calcio non è una scienza sicura, perciò bisogna sempre lavorare, lavorare e lavorare, contando sempre di avervi vicino, soprattutto nelle difficoltà. ST - La struttura societaria di una squadra come il Trento richiede professionalità, e ruoli definiti, siamo coperti in ogni ruolo a suo avviso? Dopo la presentazione di Piero Mensi come responsabile area marketing quali risultati si sono avuti? Io sono l’ultimo arrivato al calcio Trento e devo imparare molte cose, non ultima come va strutturata gestita e diretta una società di questo livello. Quindi attualmente sono l’ultima persona che può giudicare se la società è strutturata bene o male. L’unica cosa che mi sento di dire è che quello che ho trovato è strutturato ad un livello più alto rispetto a società dove sono già stato. ST -Sulla stampa si è spesso avvertito il piglio decisionista e tangibile di Fattinger: dichiarazioni perentorie tipo "l'attaccante, se serve, vado e lo compro io" hanno lasciato il segno. Ora ci ha portato La Canna che, meglio di così, non avrebbe potuto presentarsi. Altre sorprese in arrivo? Sono prima di tutto un tifoso come voi e vorrei pertanto sempre il meglio. Essendo un ariete ho la caratteristica di essere un istintivo e quando dico qualcosa poi cerco anche di mantenerlo ostinatamente. Dall’arrivo di La Canna è passato del tempo e sono arrivati altri giocatori e quindi non ci sono più sorprese in arrivo ed ora penso che il Trento sia ben strutturato. ST - Cosa e come crede sia giusto che gli amministratori locali, sia a livello provinciale che a livello comunale, facciano per aiutare il Trento, anche alla luce di quanto viene garantito ad altre realtà sportive locali e non? Secondo me purtroppo il Trento sta pagando molti anni di esperienze negative e forse è questo che l’ha penalizzato nei rapporti con la politica e nella credibilità verso gli imprenditori trentini. Speriamo che in futuro questa credibilità torni plausibile e che la politica e gli imprenditori tornino a credere nella società.
ST - Il nostro sito ha recentemente chiesto pubblicamente a Di Benedetto, in maniera ruvida, provocatoria ma schietta, di scegliere fra il restare, per garantire una gestione ambiziosa della società che si proponga in tempi brevi il ritorno fra i professionisti, e il portare le chiavi di Via Sanseverino al Sindaco. Lei cosa ne pensa? Io penso che Di Benedetto debba esser sostenuto nella sua avventura, in quanto lui ha investito tanto nel calcio Trento con l’aiuto di pochi; anzi dovreste essere voi tifosi i primi ad aiutarlo e sostenerlo economicamente per raggiungere i progetti ambiziosi che anche voi avete. ST - Considera il Trento una società in grado di tornare in tempi ragionevolmente brevi a calcare i campi della C1 e magari anche oltre, così come è successo a nobili decadute in passato (Pisa, Livorno, Mantova, Alessandria, Como, Varese) e sta succedendo a tante piccole realtà come Grosseto, Sassuolo, Albinoleffe, Empoli, Siena, Arezzo? Il Trento è una società che può ambire a tornare in Prima Divisione (anche oltre), ma lo si può fare solo sostenendo, tifoseria in primis, nel bene ma soprattutto nel male CHIUNQUE stia ora lavorando per e nel Trento, perchè solo da quest'anno si sta cercando di costruire una base detta “zocca” , solida, per le ambizioni future e quindi bisogna avere pazienza per avere dei risultati.
ST - Intendete muovervi presso il nuovo assessore allo sport Dalmaso per farle conoscere la realtà del Trento, della sua storia, dei suoi tifosi e chiedere un appoggio per l'attività futura? A nostro avviso un assessore nuovo, che arriva da altri incarichi ha necessità di capire appieno la portata storica e territoriale di una realtà come quella aquilotta che è composta non solo da società, prima squadra e sfilze di giovanili o dallo stadio ma anche dai tifosi. Quanto è stato chiesto è superfluo in quanto la società è sempre in prima linea tramite il suo direttore generale Alessandro Dusi affinchè il calcio Trento venga apprezzato e rispettato prima di tutto a livello provinciale e quindi il nostro primo pensiero è stato proprio quello di organizzare un incontro con l’assessore allo sport Dalmaso per portarlo a conoscenza della storia delle attività e dei progetti del calcio Trento. ST - i tifosi chiedono impegno alla dirigenza non solo nella conduzione del Trento verso situazioni più consone ma anche per la difesa dell'immagine e della presenza sul territorio. Dall'inizio campionato ad oggi, ad esempio, non abbiamo mai visto nessun dirigente in tv a rappresentarci e questo a nostro avviso, nella società dell'immagine è una grave sottostima dei danni che ne conseguono (visibilità, sponsor etc). Si avverte che è il momento di cambiare registro? Credo che recentemente abbiamo risposto con i fatti, in quanto siamo stati presenti in alcuni trasmissioni regionali, io in prima persona e questo si ripeterà anche nel prosieguo dell’annata.
ST - Prima di arrivare al Trento ha mai seguito con passione le sorti degli aquilotti? Quale partita ricorda? Sincerità per sincerità, la mia passione è sempre stata legata a dove giocavo, quindi non posso dire di aver seguito il Trento direttamente ma posso dire che ho sempre seguito dalle cronache dei giornali la sua avventura, dispiacendomi come trentino delle sue disavventure. ST- I tifosi aquilotti, noti per il loro attaccamento viscerale e per una certa riottosità alle imposizioni (vedasi questione del nome imposto dalla politica) si stanno chiedendo se lei cerchi gloria personale o voglia costruire qualcosa di duraturo... e soprattutto sono stanchi di vedere passare a Trento personaggi che arrivano, fanno dichiarazioni roboanti e poi finisce regolarmente in disfatta... Io sono arrivato a Trento solo per impegnarmi ed imparare. Spero di poter rimanere a lungo, famiglia e lavoro permettendo, perché la mia passione per questo sport è viscerale e quindi come ho già detto è una cosa che porto nel cuore e chiedo a voi tifosi di voler seguire il mio consiglio di entrare direttamente ad aiutare il Trento economicamente oltre che affettivamente. Solo così si potrà costruire qualcosa di duraturo. ST - cosa vuole dire ai tifosi che quest'anno più di altri hanno avvertito il colpo della ennesima cocente delusione che ha disamorato molti? Ai tifosi voglio dire che: la vera forza di un tifoso si vede nel momento delle difficoltà nel sostenere comunque e sempre la propria squadra e società perchè la sofferenza che loro possono avere subito per quanto successo, garantisco che è solo la minima parte di quello che la società,soprattutto chi la dirige, prova nel vedere che tutto il lavoro e i progetti a cui puntava, con investimenti personali anche pesanti,si risolve in una delusione cocente. Questo ve lo posso dire perche l’ho già subito personalmente in una mia precedente gestione societaria. Quindi chiedo a tutti i tifosi, nei quali mi riconosco, di starci sempre vicino, soprattutto nei momenti di difficoltà, in quanto loro sono la nostra prima forza per poter aspirare a quelle vittorie che stiamo aspettando da tanto,troppo tempo. Grazie a tutti e forza Aquile ma soprattutto viva il calcio e lo sport. |